La Meditazione è un Sentiero, percorrerlo è onorare il senso della Vita

  • Meditazione

Novembre 2019

Bentornati in questa rubrica, ma prima di iniziare vi propongo un piccolo esperimento…
Di certo avrete tra le mani Occhi, oppure lo state leggendo dallo schermo di un computer o di un tablet. Bene, trovate una posizione comoda ma non troppo, da seduti andrà benissimo. Fate qualche respiro profondo tentando di lasciar andare ogni pensiero.
Ora contate mentalmente dieci respirazioni complete partendo da dieci fino a uno, in questo modo: inspiro 10, espiro 10… inspiro 9, espiro 9… e via così. Fatelo a occhi chiusi e lentamente, datevi un po’ di tempo…

Fatto? Bene.
Nell’eseguire questo semplice esercizio vi sarete accorti che, anche in questi pochi istanti, la mente inizia a vagare e a distrarsi, rapita dalle miriadi di pensieri, emozioni e sensazioni che costantemente la catturano portandola con sé. Pare impossibile trattenerla o pacificarla, vero?
Non essere capaci di controllare lo strumento principe del nostro essere mi è sempre parso strano, ma ancor più strano è che nessuno mai ci abbia insegnato a farlo. Nella vita transitano tanti educatori ma pochissimi, forse nessuno, sono in grado di insegnarci come rendere la nostra mente più docile, focalizzata, compatta e non così dispersiva e frammentata, in balia di ogni tipo di stimolo esterno.
Ecco come la meditazione ci viene in aiuto, e questo è uno dei risultati che emergono praticando con costanza questa disciplina. I puristi storceranno il naso dicendo che la meditazione è ben altro, ed è ben vero ma avviciniamoci per gradi, magari godendo di questi primi benefici.
Dopo questo breve e, mi auguro, illuminante esperimento ripartiamo dalle basi.
Il termine italiano Meditazione non raccoglie in maniera esauriente l’enorme gamma di stati d’essere raggiungibili attraverso questa pratica. Meditazione, nella nostra lingua, è poco più che una riflessione profonda, una concentrazione applicata con costanza a un concetto. Il termine invece ha radici ben più nobili che val la pena di esplorare.
Il verbo latino da cui deriva è mederi “curare” e infatti medico ha la medesima fonte. Lo stesso vale per la radice greca méletào “prendersi cura di”. È sinceramente interessante che la meditazione possa definirsi un atto di cura verso se stessi, come se tramite questa disciplina si attivasse quel centro di autoguarigione, di autocura presente in ognuno di noi.
In effetti le miriadi di studi scientifici, soprattutto sulla moderna Mindf ulness, dimostrano un’indiscutibile efficacia nel miglioramento della propria condizione psicofisica. Potremmo perciò definirla un atto d’amore verso ciò che di più importante abbiamo al mondo, noi stessi.
Eppure la meditazione non è solo questo, è molto, molto di più.
Per spiegarne l’ampiezza dobbiamo però scomodare le origini primordiali del termine. Meditazione in sanscrito, una delle lingue più antiche dell’umanità, nata in tempi immemori nel bacino Indiano, si dice Dhyana. Vocabolo molto interessante poiché dalla sua radice Dhipensiero elevato o santo” è nato, secoli più tardi, il nostro termine fides “fede” che nel cristianesimo è segno della conoscenza del divino.
Dhyana è però da considerarsi intraducibile, non vi è un termine equivalente nella nostra lingua, come in nessuna altra lingua al mondo, e infatti quando i buddisti dovettero tradurlo in Pali, la lingua parlata in India ai tempi del Buddha, lo fecero col termine Jhana. Una volta giunti in Cina il termine divenne Chan e, arrivati in Giappone, si trasformò nel ben noto Zen, corrente buddista molto conosciuta in occidente.
Quindi meditazione, traduzione in italiano di Dhyana, è senz’altro un impoverimento del termine originario, non ciò che è realmente insito nel vocabolo originario e cioè il tentativo di verbalizzare uno stato interiore di elevatissima raffinatezza, di purezza assoluta.

Nello stato di puro essere, raggiungibile con la meditazione, non esistono più distrazioni, né ostacoli, né emozioni disturbanti, né condizioni di frammentazione della mente o della personalità.
In quello stato la mente si pacifica, si unifica e diventa indissolubile, non più disgregata dai Klesa ovvero gli stati di afflizione, dolore, angoscia e preoccupazione propri di questa vita terrena.
Certo, questa è una meta e prima è necessario passare attraverso molte tappe intermedie, ma come traguardo mi sembra molto allettante.
Che ne dite?
Vi chiederete come fare...
Inizieremo l’esplorazione nei prossimi articoli, vi aspetto tra un mese.



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