La Meditazione è un Sentiero, percorrerlo è onorare il senso della Vita

  • Meditazione

Ottobre 2019

La padronanza della propria mente,
ribelle, capricciosa e vagabonda,
è la via verso la felicità.
Dhammapada

Potremmo anche dire che questo verso del Dhammapada (un testo del canone buddhista), è una sorta di summa della meditazione, una semplice ma efficace frase che indica la meta di chi medita, di chi si affida a questa pratica per la propria pace interiore o per cercare un contatto col sé.

Quei termini ribelle, capricciosa e vagabonda, esprimono chiaramente l’andamento giornaliero dei nostri pensieri, i moti emotivi del nostro pensare quotidiano.
Quante volte vi siete trovati a inseguire la vostra mente?

Quante volte avete scoperto di aver perduto un sacco di tempo in inutili divagazioni, in distrazioni prive di significato che a volte, addirittura, hanno mutato il vostro umore?
Molte, moltissime e soprattutto frequenti. Non sono momenti sporadici che capitano solo poche volte nella giornata, ma purtroppo per la stragrande maggioranza del nostro tempo siamo da un’altra parte, siamo persi in pensieri che ci conducono altrove, in un mondo che non c’è mai stato, che mai ci sarà e che spesso ci mette di cattivo umore, ci fa deprimere.

Ribelle: la mente è ribelle perché mai si riesce a condurla in un verso, rifiuta ogni regola e ogni situazione di pacificazione ecco perché anche il semplice atto di concentrazione diventa uno sforzo a volte di immane fatica.
Capricciosa: saltella a destra e a manca senza un senso razionale, pare zampettare come un uccellino folle o balzare da un pensiero all’altro come una scimmia pazza senza il minimo senso. Un atteggiamento che, a lungo andare, procura di certo disorientamento e senso di impotenza.
Vagabonda: questa in apparenza pare la qualità meno dolorosa della mente, ma in effetti è quella che la rende del tutto ingovernabile, priva di direzione. Purtroppo questa peculiarità della mente genera mondi, universi, situazioni inesistenti e alimenta quello che viene chiamato dialogo interiore. È attraverso questo chiacchiericcio: costante, incessante, incalzante che noi puntelliamo il nostro ego fornendogli la linfa vitale per mantenerlo attivo con tutte le sue contraddizioni, con tutte le problematiche che ci rendono disarmonici rispetto alla vita.

La meditazione, come altre pratiche di consapevolezza, non risolvono direttamente queste situazioni, non dobbiamo caricare di troppe aspettative questa disciplina, non è una bacchetta magica che una volta acquistata risolve i problemi. I problemi, se tali possono essere considerati, nascono proprio quando si demanda, delega a questa come ad altre discipline la propria felicità. Raggiungerla o meglio lasciarla affiorare, riscoprirla, è compito nostro non della meditazione.

La pratica meditativa però ha un grande, immenso pregio a mio avviso. Se ben coltivata riesce a far emergere queste distorsioni della mente, riesce a farci accorgere di come la mente si comporta. Alimenta e irrobustisce quel famoso Osservatore di cui spesso vi parlo da queste pagine. Quell’osservatore o testimone è in grado di renderci consapevoli di come la mente reattiva, priva di controllo ci guidi rendendoci, alla fine, come una sorta di automi privi di propria volontà.
È in quel momento che subentriamo noi, che ci rendiamo presenti, che prendiamo il controllo se così posso esprimermi. La meditazione è una cartina di tornasole che evidenzia tutto questo, non è il rimedio, la cura, ma è di sicuro lo specchio attraverso il quale possiamo constatare come è il nostro stato interiore.
Smettere di avere uno strumento ribelle, capriccioso e vagabondo è l’inizio di un sentiero di pura consapevolezza perché solo allora potremo dire di essere centrati, armonici, in pace.



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