La Meditazione è un Sentiero, percorrerlo è onorare il senso della Vita

  • Meditazione

Giugno 2019

La meditazione è una pratica millenaria, antichissima, tracce si trovano un po’ in tutti i testi dell’antichità soprattutto nell’area orientale. Ma per quale motivo gli uomini, esplorando se stessi, hanno individuato nella meditazione una delle pratiche più efficaci per conoscersi?

In alcuni testi si indica la meditazione come lo strumento principe, a volte il solo, in grado di permetterci un reale contatto con il proprio Sé interiore. Quali sono i motivi per cui sedendosi e chiudendo gli occhi ci si dovrebbe incontrare, conoscere, mentre normalmente non è così o perlomeno non accade?

La risposta è tanto semplice quanto disarmante.

Perché non siamo mai o, praticamente mai, presenti a noi stessi. Trascorriamo molta parte della nostra esistenza distratti, reattivi, automi rispetto agli stimoli esterni quasi che in noi si attivasse una sorta di pilota automatico come ho avuto modo di indicare in qualche altro articolo.

Eppure, anche solo per buon senso, tutti noi siamo in grado di comprendere quanto sia essenziale essere presenti durante la nostra esistenza, quanto determinante trascorrere il tempo essendoci e non facendoci trasportare dai reticoli di pensieri che troppo spesso ci sequestrano portandoci via, distanti, lontano dalla realtà.

Qualche esempio?

Quante volte, nel corso di una singola giornata, anche un solo pensiero, un’idea, lo sguardo di qualcuno, il sorgere repentino quanto inaspettato di un ricordo ha mutato il vostro umore trascinandovi magari nello sconforto e facendo sorgere ansia, malumore, tensione o addirittura rabbia e odio?

Com’è possibile che un singolo pensiero, ammantato dall’emozione che lo ravviva, lo rende vibrante, possa impadronirsi della nostra vita mutando, a volte radicalmente, quello che fino a qualche istante prima era un normale stare, un quieto vivere?

Ciò è possibile per quel meccanismo che nel buddismo, ma non solo in esso, viene chiamato identificazione e cioè la totale adesione a uno dei tanti, tantissimi contenuti della nostra mente. La nostra mente prolifera senza tregua sfornando pensieri a grappolo, a volte questi prendono corpo concretizzandosi in una sorta di dialogo interiore.

Un continuo chiacchiericcio che, come abbiamo già sottolineato, si impossessa di noi descrivendo il nostro mondo, sostenendolo, dando concretezza a ciò che, invece, concretezza non ha. Infatti nella stragrande maggioranza dei casi queste cascate di pensieri, questi reticoli inestricabili altro non sono che proiezioni prive di sostanza.

La mente proietta mondi fantasmagorici e inesistenti ma così credibili, così perfettamente costruiti, così realistici che alla fine crediamo di più a queste costruzioni mentali che alla realtà.

Molto spesso queste realtà fittizie finiscono per impadronirsi della nostra vita, guidare le nostre scelte, le relazioni con gli altri fino a farci vivere, appunto, come automi.

In qualche barlume di consapevolezza eccoci inveire contro il destino crudele che ci fa vivere sempre le stesse esperienze, quando invece non ci accorgiamo che siamo noi a lasciarci letteralmente trascinare dalla corrente.

Cosa possiamo fare quindi?

Le pratiche di consapevolezza sono nate e si sono affinate nel corso di millenni proprio per questo motivo. Grazie agli innumerevoli saggi e maestri che ci hanno preceduto nella storia possiamo godere di questi importati insegnamenti.

Quello che però quei maestri non possono assolutamente fare è camminare per noi, nessuno può fare un solo passo nel sentiero della consapevolezza al posto nostro. Ognuno ha la responsabilità della propria presenza, delle proprie scelte e di come conduce la propria vita.

Sapere che questa vita è condotta come fossimo automi non è molto edificante, vero?

E quindi?

Forse è venuto il momento di prendersi per mano e percorrere il Sentiero che riconduce a Casa.



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