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Terra. Il serbatoio in-finito

Terra

 

Giugno 2011

Ricordo bene come, fin da bambino, i miei maestri mi insegnavano che le risorse energetiche della terra erano agli sgoccioli. Prima o poi il petrolio sarebbe finito e allora addio mondo moderno. Tutto ciò che avevamo conosciuto come modernità e mondo civilizzato sarebbe scomparso nel nulla nel giro di pochi anni. L’improvvisa mancanza del petrolio avrebbe cambiato completamente le cose facendo ripiombare il mondo nel medioevo.
Sono trascorsi trent’anni, ma la cosa non sembra essere mutata di molto. Sprechiamo quanto prima, consumiamo molto più petrolio di allora, ogni tanto viene fuori uno studio che ci dice che sta per finire e poi, magicamente, vengono trovati altri pozzi più o meno grandi che donano all’uomo altri anni di consumismo sfrenato. Non vi pare che sia come giocare d’azzardo?

Come spesso accade il petrolio non è che la punta dell’iceberg o, peggio ancora, non è che un modo per sviare l’attenzione da qualcosa di ben peggiore. La Terra sta per esaurire altre materie prime molto importanti, anch’esse mattoni fondamentali del tipo di vita che abbiamo costituito in questa nostra epoca.
Il rame, l’argento, il tallio, l’indio (metallo raro utilizzato per i famigerati monitor LCD) e molti altri metalli importantissimi per le moderne industrie sono realmente sulla via del tramonto. La US Geological Survey ha lanciato l’allarme: in meno di trent’anni molti di questi metalli fondamentali non ci saranno più. I processi di riciclaggio sono inadeguati, costosissimi e quindi poco convenienti. L’indio è passato dai 60 dollari al Kg del 2003 ai 1.000 dollari di quest’anno. Le denuncie di furto di rame in Polonia e Germania sono sempre più frequenti, forse dovuto al fatto che il suo prezzo è triplicato negli ultimi tre anni.
Altri metalli con nomi improbabili come tantalio o gallio finiranno presto nella lista degli scomparendi. Questo significa che nel volgere di una trentina di anni grandi fette della nostra modernità potrebbero scomparire. Naturalmente tutto questo è tarato sul consumo di oggi, ma la crescita vertiginosa di Cina e India ci riserveranno ben altre sorprese, temo.
Forse è così che deve andare, forse l’umanità è una razza costituita in modo tale da dover raggiungere il fondo e l’esaurimento ultimo, prima di cambiare strada.
Non sarebbe invece il momento di iniziare una vera educazione al consumo, a capire che si può vivere bene senza lo sperpero o il superfluo. Iniziare a dire ai nostri figli che la qualità della vita non passa attraverso al numero di cellulari in tasca o a quante antenne spuntano dal nostro tetto?
Quando capiremo questo non guarderemo alla fine del rame come ad una tragedia, ma come ad una svolta per realizzare qualcosa di meglio.



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