La scrittura è atto creativo che esprime il Sè più profondo

  • Nebbia

Mente e Cuore

MEnteCuore

luglio 2007


Gli uomini hanno chiamato l’Amore Eros perché ha le ali; gli Dei lo hanno chiamato Pteros perché ha la virtù di farle spuntare. Il Fedro (Platone)


    Mi capita di leggere di pensatori, a me contemporanei, che ancora vedono la nostra cultura legata all’antica tradizione greca, e mi sento a disagio. Quel legame è stato senz’altro reale ed ha segnato un solco profondo, difficilmente cancellabile, nella nostra cultura. Ma cosa ci è rimasto di tale ricchezza? A dire il vero e con un approccio più pragmatico, da molti anni non vedo spuntare un Platone, non sento parlare un Socrate, non leggo di slanci mistici alla Pitagora. Probabilmente sono io ad essere un po’ distratto.

Grazie al reciproco rispetto che vigeva tra pensiero religioso e pensiero filosofico, duemila e cinquecento anni or sono, Talete affermò che tutto veniva generato dall’acqua, Anassimene che tutto proveniva dall’aria e Democrito che nulla avviene a caso. D’altro canto i templi erano abitati da studiosi che conducevano vita ritirata, curandosi dello spirito e molto poco della mondanità. Infatti, nonostante la grande forza ascetica dell’Orfismo, fondamentale corrente mistico religiosa del periodo, non avvennero persecuzioni o epurazioni nei confronti di chi stava creando un nuovo modo di pensare dando alla luce logica e sillogismi.

    Ma veniamo ai nostri giorni. Come possiamo conciliare quello slancio mistico ed intellettuale, con ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi? Forse che la nostra civiltà sia infine giunta al capolinea? I semi del decadimento emergono, a mio parere, quando non vi è più l’anelito interiore verso l’ignoto, verso ciò che non si conosce o, per assurdo, non si capisce.
Non trascorre giorno in cui qualsiasi libero slancio creativo, venga sistematicamente rifiutato, criticato se non addirittura ridicolizzato e spesso bollato di eresia dai cosiddetti “Poteri Forti”. Parafrasando un film comico di qualche anno fa, direi: “Io sto con gli eretici”. La radice etimologica di Eresia è Scelta ed io voglio avere la libertà di scegliere. Scegliere in cosa credere, come curarmi, di contribuire a dar vita ad un tipo di società migliore, più aperta, dove ogni persona goda di rispetto ed accettazione. Azzardo una metafora: paragonerei il percorso dell’umanità a quello di un giovane uomo e le grandi istituzioni ai suoi genitori. Potremo affermare che l’umanità sta uscendo dall’adolescenza, acquisendo il diritto di effettuare le proprie scelte, ma non le è permesso perché i genitori sono troppo vecchi, convinti di aver ancora a che fare con un bambino. È triste rendersi conto che, mentre i genitori, quasi sempre, lo fanno a fin di bene, i famosi “Poteri forti” lo fanno per mantenere uno status quo. Quale? Il Potere fine a se stesso. È necessario che noi tutti si indossi, a tempo debito, la divisa da: elettore, consumatore e credente, seguendo pedissequamente i dettami economico-mediatici imposti.

La ricerca scientifica stessa pare relegata solamente ai laboratori delle grandi multinazionali. Arranca e non vola più sulle potenti ali della creatività ma su quelle metalliche e condizionanti del dio denaro. Un esempio su tutti, la medicina: impoverita, appiattita su protocolli di cura sempre più veicolati dalle multinazionali farmaceutiche, mentre quei medici ancora in sintonia col giuramento di Ippocrate “…liberamente in scienza e coscienza…”, sono costretti a ripiegare nel ruolo di meri portavoce, propaggine esecutiva senza reale possibilità di scelta.
A tutti i livelli, a partire dai nuclei familiari fino a giungere ai rapporti fra le nazioni, ho la netta sensazione di rivivere il famoso episodio dei Promessi Sposi. In una recente trasmissione radiofonica ho azzardato il paragone tra l’umanità (non tutta, certo) ed i capponi che Renzo sbatacchiava a destra e a manca sulla strada che portava dall’Azzeccagarbugli. Nonostante avessero il destino segnato, quei poveri animali impegnavano la loro forza residua per beccarsi, “…come accade troppo sovente tra compagni di sventura…”, dice il Manzoni. Vi ricorda qualcosa?

Dove sono quegli slanci, quella volontà di oltrepassare il limite, quel desiderio peculiare del cuore di spingere la mente verso i luoghi dove si colgono le idee nel loro stato archetipico, intuitivo, verso Iperuranio?
Non era mio desiderio dare una visione apocalittica del mondo: fondamentalmente ho un pensiero positivo dell’evoluzione umana. Ma la domanda è: “Cosa possiamo fare noi uomini comuni?”.
È mio desiderio sottoporvi un paio di spunti su cui riflettere. Tutti siamo in grado di osservare come il mondo occidentale sia immerso nell’inutile, nel futile, nel sovrappiù e soprattutto nell’illusione, una globale illusione di realizzazione puramente materiale dei bisogni più superficiali. “Avete paura di tutto perché vi sapete mortali, ma tutto bramate, come se foste immortali” diceva Seneca duemila anni fa ed ogni commento è superfluo. È necessario estrarre dal cilindro della volontà umana nuovi valori, rinverdendo e rifondando quelli classici dell’Onestà, della Giustizia, della Temperanza e della Responsabilità. È necessaria una visione della Vita di più ampio respiro e di grande levatura…è necessario tornare a volare!
Necessitano scelte personali di valore, indirizziamo i nostri passi all’essenziale e focalizziamo la nostra attenzione al mondo dei significati, non a quello dell’apparenza. Vi è nell’uomo sufficiente consapevolezza per comprendere che solo nella comunione tra Mente e Cuore è possibile aprire gli orizzonti di un avvenire di rinnovamento.
Volgiamo lo sguardo in alto, perchè probabilmente le nostre ali sono già spuntate!



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